e-business formazione
metodo congenio
e-business
 soluzioni web
download
news
clienti
assistenza
info
sitovisibile
Che cos'è
Non conosce chi cerca, bensì colui che sa cercare…

Da alcuni anni una quantità incrementale di risorse viene destinata alla costruzione dei sistemi di supporto decisionale (DSS). Troppo spesso confuso con un prodotto software o assimilato ad un particolare tipo di implementazione (MIS, EIS, Data Warehouse, Data Mart, OLAP, etc.), il concetto di DSS risale all'inizio degli anni '70. T.P. Gerrity, un docente e ricercatore della Sloan School of Management del MIT di Boston, li definì come "…un'efficace fusione di intelligenza umana e di tecnologie che interagiscono fortemente tra loro per risolvere problemi complessi".

Un tempo le facoltà decisionali erano confinate ai livelli superiori della gerarchie organizzative, ma i recenti "moti tellurici" che hanno pervaso ogni istituzione hanno portato all'adozione di strutture più snelle, talvolta reticolari, ove ogni unità organizzativa agisce da nodo-snodo decisionale ed informativo. Ne discende che è necessario sostenere il processo decisionale, cominciando innanzitutto a studiarlo razionalmente, sforzo che, agli inizi degli anni '60, venne intrapreso dallo studioso americano Herbert A. Simon.

Questi iniziò l'analisi sistematica dei meccanismi secondo i quali si svolge un processo decisionale e giunse alla definizione di uno schema di riferimento rappresentativo dei processi decisionali di tipo razionale. Secondo Simon, la formulazione di una decisione si articola attraverso un iter sequenziale costituito da tre fasi principali:
  • Intelligence: la definizione e la comprensione del problema
  • Design: la ricerca delle soluzioni possibili
  • Choice: la valutazione e la scelta di un'alternativa, alle quali seguono altri due passi di natura operativa:
     - Implementation: l'attuazione della decisione scelta
     - Control: il controllo dei risultati e la correzione dell'azione
Sino ad oggi le realizzazioni di tipo DSS sono state confinate essenzialmente nell'area dell'intelligence ed hanno sostenuto, in particolar modo, la Business Intelligence, un termine-ombrello introdotto da Howard Dresner di Gartner Group nel 1989 per descrivere un insieme di concetti e metodologie atti a favorire la presa di decisioni.

Queste costituiscono dei veri e propri "trigger point" dell'attività delle organizzazioni; qualunque sia la loro natura, esse non sono tutte dello stesso tipo: esistono, infatti, sia le decisioni strutturate sia le decisioni semistrutturate o non strutturate. Le prime sono quelle che si presentano normalmente e, come tali, sono ormai ben definite tanto da divenire routinarie; le seconde sono saltuarie, imprevedibili, si riferiscono a problematiche nuove, poco note, oppure sono relative a situazioni assai complesse, difficili da affrontare, relative ad obiettivi numerosi e, talvolta, conflittuali.

Le decisioni strutturate sono ormai accumulate nel patrimonio informativo ed operativo delle organizzazioni; sono state scolpite nei sistemi informativi (o informatici) con delle procedure applicative, automatizzate o meno. Più problematiche, invece, sono le decisioni destrutturate, a causa della loro occasionalità. A questo proposito è interessante notare che, nel corso dell'analisi dell'evoluzione dei processi decisionali, emergono due fenomeni. Innanzitutto le decisioni destrutturate, pur essendo talvolta "intuitive", richiedono il supporto di strumenti informativi molto sofisticati che producono spesso soluzioni non persistenti, cioè destinate a durare nel tempo tanto quanto il problema stesso (si pensi solo alle what-if analysis).

In secondo luogo, si può innescare un benefico circolo virtuoso entro il paradigma decisionale poiché, nel tempo, l'approfondimento dell'analisi di alcune decisioni destrutturate provoca un aumento di competenze tale da trasformarle in strutturate.

Indipendentemente dalle modalità realizzative, uno dei vincoli progettuali di un DSS o di una piattaforma di Business Intelligence, è il forte coinvolgimento dell'utente finale. Per realizzare i database operazionali esistevano dei modelli ai quali ispirarsi (bolle, fatture, ordini, piani di produzione, cedolini, etc.); per i DSS questa facilitazione non esiste. L'utente deve essere sempre profondamente coinvolto a livello di progetto delle strutture informative: oltre ad essere il fruitore del prodotto, è l'attore principale del progetto. Ne discende che, perché un DSS abbia successo, è necessario che si attivi un progetto culturale, formativo ed informativo sull'argomento. Questo non tanto per soddisfare alcune "pulsioni" intellettuali, ma perché, in un periodo di transizione verso la Società della conoscenza, la cultura - e non solo i prodotti - crea il mercato.
Come funziona
Dal punto di vista dell'architettura tecnologica si possono identificare 3 livelli di base.

Il livello 1° dell'architettura è costituito dai sistemi informativi "alimentanti" di tipo operativo che possono essere sistemi integrati di tipo ERP o non ERP (Enterprise Resource Planning), correnti o storici, sistemi dedicati al Customer Support o varie applicazioni delle tecnologie Web (eCommerce, Portali, eSupply Chain, ecc.). Tra il livello 1° e 2° si trovano alcuni strumenti software specialistici dedicati alla mappatura, pulizia e trasferimento dei dati elementari nelle basi dati fisiche del 2° livello. Quest'ultimo rappresenta il livello delle basi dati direzionali, realizzate con approcci logici di Datawarehousing o di Datamarting e alimentate anche dai dati di ambiente esterno all'impresa: queste basi dati direzionali "disaccoppiano" l'ambiente operativo e transazionale dall'ambiente del controllo, delle analisi e delle decisioni manageriali soprastante, e integrano molteplici fonti di dati. A questo livello i dati direzionali possono essere archiviati sia con le tecnologie dei database relazionali, sia con le tecnologie dei database multidimensionali che consentono analisi specifiche di tipo OLAP (On-Line Analytical Processing), nonché di ottenere coerenti prestazioni tecniche nell'analisi e nella navigazione interattiva dei dati finalizzate al supporto decisionale. Queste basi dati alimentano a loro volta il livello 3° dell'architettura.
Questo è il livello dei sistemi di B.I., costituiti da svariate tipologie di strumenti software, pacchetti applicativi (analytic applications, Decision Support System), e software tools (Executive Information System toolkit, analisi multidimensionale, reporting).

I DSS non sono solo dei tool software ma costituiscono un alveo nel quale si fondono strumenti tecnologici, "buon senso", esperienza ed intelligenza umana.
Possono essere classificati, in base alla complessità ed al livello di supporto che possono offrire, in:
  • DSS orientati ai dati,
  • DSS orientati ai modelli,
  • DSS di natura logica.
I primi sono ovviamente i più semplici e prevedono di fornire informazioni utili al processo decisionale reperendo i dati, aggregandoli e sintetizzandoli secondo criteri sempre più complessi per rispondere a domande piuttosto articolate e sofisticate. I DSS orientati ai modelli invece presuppongono una conoscenza dei principi di causa - effetto inerenti la decisione da prendere e la costruzione di un modello matematico che la rappresenti (per esempio, what-if-analysis, ottimizzazione, simulazione, etc.). I DSS logici, infine, non sono basati su metodi quantitativi, quanto piuttosto su regole logiche che portano ad identificare la scelta più opportuna.

Nel contesto economico e sociale attuale la vera sfida è rappresentata dal fatto che, per mantenere un vantaggio competitivo sulla concorrenza, le decisioni debbono essere prese rapidamente, con informazioni tempestive e significative. Secondo alcuni studi di esperti, nei database operazionali delle organizzazioni - ovvero nelle strutture informative che costituiscono le fondamenta dei normali sistemi informativi - si accumulano ingenti quantità di dati, ma solo una frazione compresa tra il 7 ed il 10% di questi viene sfruttata per realizzare dei vantaggi competitivi.

E' intuitivo comprendere come nei database operazionali risiedano dei preziosi "filoni informativi", sepolti tra scorie di messaggi irrilevanti, tutti da scoprire e da portare alla luce. Da questa intuizione è nato il concetto di Data Mining (DM), intendendo con questo termine il processo di individuazione delle correlazioni tra i dati e di trasformazione di queste in informazioni comprensibili e significative, atte a favorire la presa di decisioni in un certo contesto. Per realizzare questa funzionalità ci si avvale di diverse tecniche quali: il clustering, il consolidamento di dati, la definizione di regole di classificazione, l'analisi delle variazioni, l'individuazione di anomalie, ed altri approcci di origine matematica o statistica.

Affinché un processo di DM sia efficace occorre un'infrastruttura appositamente concepita e realizzata, ovvero è necessario disporre di un Data Warehouse (DW), una sorta di "magazzino informativo" che contiene gli operandi (i dati dell'organizzazione, talvolta integrati da altri di origine esterna, elaborati e raffinati) sui quali agiscono gli operatori di mining. I DW possono assumere una forma locale, di reparto - ed allora prendono il nome di Data Mart - oppure avere una portata globale, ed in tal caso vengono indicati con la dizione di Corporate Data Warehouse.

La realizzazione di un DW, indicata con Data Warehousing, è un progetto che ha lo scopo di costruire una struttura informativa che permetta di anticipare gli eventi. E' un'impresa articolata, complessa, con tante componenti e talvolta, all'interno delle organizzazioni, non esistono le competenze applicative e non vi sono modelli di riferimento ai quali rifarsi. È necessario rivolgersi a società specializzate, che vantano un'esperienza pluriennale nel settore.
I vantaggi
La business intelligence ed i sistemi di supporto alle decisioni possono aiutare il decisore a fronteggiare, ad esempio:
  • decisioni in merito allo sviluppo di nuovi prodotti/mercati,
  • la stima delle potenzialità di mercato di un nuovo prodotto o punto vendita,
  • analisi della concorrenza,
  • analisi della relazione con il cliente,
  • attività di profiling del consumatore,
  • segmentazioni,
  • analisi del comportamento d'acquisto dei propri clienti,
  • sviluppare politiche di assistenza e servizio mirate per gruppi di clienti,
  • marketing analysis, quali identificare i migliori gruppi target per azioni promozionali, individuare opportunità di cross-selling, individuare le promozioni più efficaci, selezionare gruppi per azioni di direct marketing, analisi delle performance di vendita,
  • risk management
  • e-business intelligence.
via Guareschi 101/105 - 41126 Cognento di Modena - Tel. 059 2059811 / 059 2929496 - Fax 059 2920174 - P.I. 02736830361
contatti@congenio.it
metodo - piattaforme e-business - realizzazioni web - download - news - clienti - assistenza
congenio.it - consulenza - ebusiness - formazione - Additiva - ricerche di mktng - sitovisibile - community
siti internet, formazione marketingconsulenza marketing, consulenza web marketingsiti internet, siti web aziendali, posizionamento sui motori di ricercaformazione marketing, formazione informatica, consulenza legale